Novità per l’edizione numero 11 del Memoria Festival – dedicato al tema “Ricordo e storia”, dal 5 al 7 giugno – è l’anteprima del festival stesso, in programma giovedì 4 giugno. Non più solo tre giorni di intensi appuntamenti, come da tradizione, ma anche un prologo.

Il festival inizierà quindi alle 17 di giovedì 4 giugno alla Galleria del Popolo dove è in programma un confronto con Guido Zaccarelli sul tema “La necessità della collaborazione”.
Alle 18, presso la Sala Granda del Municipio storico, Guido Dall’Olio, Matteo Duni e Michele Lodone si confronto sul tema “Giovan Francesco Pico e la Strix: a cinquecento anni dalla caccia alle streghe di Mirandola”.
Alle 19 ancora alla Galleria del Popolo “Alla scoperta della città” con Nicola Galavotti.
Alle 21 al Parco della Memoria “Lucio c’è”, concerto racconto dedicato a Lucio Dalla. Con Marcello Balestra narratore, Tonino Scala pianoforte e voce, Paolo Lucchese chitarre, Arduino Panaro basso, Attanasio Mazzone batteria.
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In avvio dell’edizione 2026 del Memoria Festival, ospitiamo qui di seguito un articolo di Mariapaola Bergomi, presidente del Consorzio per il Memoria Festival
Pochi giorni fa ho rivisto, del tutto casualmente, alcuni minuti di un intervento di Umberto Eco in cui commentava il senso profondo del racconto di Borges Funes, o della Memoria (Funes el Memorioso), pubblicato nella seconda parte della raccolta Finzioni del 1944.
Da lettore acuto e grande estimatore della poetica di Borges, Umberto Eco coglie alla perfezione il senso tragico del destino di Funes, all’apparenza destinatario di un dono inestimabile: la capacità di ricordare tutto. Ma, come spiega Eco, Funes è inadatto alla vita, all’apparenza uno stolto, un’anima persa tra l’infinità di stimoli che il mondo offre e che lui non riesce a processare e dunque utilizzare. Perché se la memoria è necessaria alla vita, la sua funziona selettiva è importante quanto quella conservativa; in altri termini, la memoria ci consente di generare esperienza dalla collezione degli eventi, che si concatenano insegnandoci qualcosa e cementando gli accadimenti significativi dell’esistenza, ma questo tipo di funzione cognitiva non consiste nel ricordare tutto indiscriminatamente. La memoria deve, appunto, essere selettiva. Deve stabilire gradi di importanza, deve sapere scegliere “questo sì, questo no” ma anche “questo sì, perché” e “questo no, perché”.

Funes è prigioniero della sua memoria prodigiosa: è una scatola che non finisce mai di riempirsi, ma che non comunica all’esterno.
Il titolo dell’edizione 2026 del Memoria Festival è Ricordo e Storia. Un binomio all’apparenza scontato, ma che nasconde una profondissima stratificazione di significati e che in coppia ci parla proprio della qualità selettiva della memoria, e del dovere di saperla gestire. Il ricordo è indispensabile alla storia universale e individuale, ma anche la trasfigura. La storia non coincide con la storiografia, ciò che studiamo sui banchi di scuola, e la storiografia a sua volta non è una “scienza del passato”. Non esiste alcun evento significativo che riviva nella memoria e nelle parole di due individui esattamente allo stesso modo. Dello stesso fatto della vita, persino due gemelli omozigoti, persino due amanti, persino un “io” e un “es”, non potrebbero dare un resoconto perfettamente identico.
I Greci conoscevano la densità semantica e la sonorità del discorso, ecco perché per il medesimo concetto (per quello che noi consideriamo il medesimo concetto) utilizzavano parole diverse. Il tempo nel suo svolgersi secondo il prima e il poi è kronos, il tempo nel senso del “momento opportuno” del “cogli l’attimo”, è kairos. “Memoria” si traduce con il sostantivo mnēme, che è la facoltà mnemonica come epitome, e anche la sua divinizzazione (Mnēme è una divinità arcaica e cosmica come il Fato). La facoltà cognitiva della memoria è mnēmosynē, ma la reminiscenza platonica è qualcos’altro ancora: è anamnēsis. L’anamnesi filosofica è l’esercizio logico del ricostruire conoscenza a partire dai brandelli di ricordo.
A Mirandola da più di dieci anni si cerca di tessere e ricucire brandelli di ricordi nell’arazzo della nostra storia singolare e collettiva. Il 29 maggio ha riaperto al pubblico la Loggia dei Pico, muri gravidi di ricordi, o, come Marius Schneider chiamava le rocce parlanti dei capitelli nei chiostri monastici, “pietre che cantano”. Al Festival 2026 seguiamo il filo dei ricordi dei nostri ospiti, come sempre tanti, raffinati, provocatori, nel tentativo di ricostruire la trama della storia e delle storie.
Mariapaola Bergomi
Presidente del Consorzio per il Festival della Memoria






