ARTISTI DELLA BASSA: I DUE MALAGOLI

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Il venire a conoscenza dell’esistenza di un artista ottocentesco di Medolla non poteva che essere l’ideale per concludere la mia rubrica sugli artisti della Bassa, ma addentrandomi nell’argomento l’impresa si è rivelata molto più difficile del previsto, specialmente scoprendo che l’attività artistica della figura in questione non è stata ancora chiarita e che le opere di Bernardino Malagoli, l’artista, sono state spesso confuse con quelle di Francesco Malagoli, anche lui pittore, e che la critica ha fatto parecchia confusione sui quadri dipinti dall’uno o dall’altro.

Quindi dopo mesi passati tra la consultazione di cataloghi, studiosi e documenti d’archivio, vi prego di prendere questo mio articolo come un tentativo di fare un po’ di chiarezza sulla carriera dei due. Già questo Francesco Malagoli, che non fu il padre di Bernardino, come erroneamente indicato da alcuni, fece improvvisamente la sua comparsa nel1776 a Bologna in occasione della festa del Corpus Domini dove espose alcuni dipinti di natura morta (fiori e frutta), che a detta dell’unico che lo ricorda, Marcello Oretti, furono molto lodati dal pubblico.

Questo Malagoli era modenese, ma non se ne conosce la data di nascita: autodidatta, da ragazzo aveva servito come chierico presso i padri carmelitani, pare fosse stato anche un ricamatore, però nessuno degli storiografi modenesi lo ricorda. Riuscì a crearsi un proprio giro di committenze a Mantova e dal 1781 al 1788 ebbe un incarico presso il collegio San Carlo di Modena dove teneva il corso di pittura. Sempre come ricorda l’Oretti eccelleva nel dipingere fiori, uccelli, frutta e specialmente l’uva, così realistica da ingannare l’osservatore.

Il suo stile si innestava sulla tradizione di Felice Rubbiani (Modena 1677- 1752), il primo artista a sperimentare la natura morta inserita in uno scenario paesaggistico, invece che in una stanza o su di un fondale scuro. I dipinti del Malagoli si caratterizzano per la struttura scenografica, le alture digradanti nell’orizzonte e la qualità dei dettagli. Poi entrò in scena un altro Malagoli anche lui pittore, Bernardino, nato nel1786 aMedolla, e non nel 1785 come riportato dalla storiografia comune, avendone io ritrovato l’atto di nascita presso l’archivio parrocchiale. Fu battezzato nella chiesa dei Santi Senesio e Teopompo il 5 novembre, registrato come figlio di Luigi e Teresa Tosatti, e presumibilmente svolse il suo apprendistato a Modena, dove trascorrerà tutta la sua carriera sotto il dominio degli ultimi duchi estensi e dove morirà nel 1859.

Questo Malagoli realizzò decorazioni a tempera per numerosi palazzi modenesi sia appartenenti all’aristocrazia sia alla classe borghese, che per affermazione sociale voleva confrontarsi con la rappresentatività dell’antica aristocrazia: è quindi annoverato tra le personalità più di spicco nell’ambito del decorativismo naturalistico. La storiografia gli attribuiva anche dipinti di nature morte di frutta e fiori ricercate dal pubblico per l’effetto d’arredamento, e da qui nacque il problema delle attribuzioni protrattosi fino in tempi recenti. Partendo da un quadro della Galleria Estense con un gran grappolo d’uva che tradizionalmente gli era riconosciuto, gli vennero attribuiti di seguito altri dipinti dei Musei civici di Modena e Forlì; ma in tempi recenti Donatella Biagi Maino facendo chiarezza su tutta questa produzione artistica l’ha ricondotta a Francesco Malagoli, rimanendo per Bernardino solo l’attività di decoratore.

Fatta eccezione per un dipinto su rame “Uve bianche, pere, pesche e fichi neri” che gli viene attribuito sul mercato antiquario. Tuttavia non è probabilmente da ignorare qualche rapporto di conoscenza artistica tra i due (e chissà forse anche un qualche grado di parentela), e lo fa presumere non solo la specializzazione nello stesso genere ma anche la scelta del soggetto. Il confronto sull’unico dipinto di Bernardino Malagoli denota, rispetto allo stile di Francesco, una minore luminosità e trasparenza del colore e un trattamento materico del soggetto raffigurato che contrasta con la leggiadria dello spirito rococò del predecessore. Ringrazio il parroco Davide Sighinolfi per la disponibilità nella consultazione dell’archivio parrocchiale di Medolla. Questo mio ultimo articolo della rubrica sugli artisti della Bassa modenese è dedicato a Davide, compagno di sempre, e all’amica Laura Malagoli.

 

Simonetta Calzolari

 

3 Commenti

    • Salve Sig. Malagola. Sarei interessato ad approfondire le Sue informazioni. In che modo la posso contattare? La ringrazio in anticipo

      Cordiali Saluti

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